venerdì 4 dicembre 2015

#GAP GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO: "NON CHIAMATELA LUDOPATIA"

Fin dalla nascita del nostro gruppo, siamo in "prima linea" nel cercare di arginare la più grande piaga che affligge tutta l'umanità nell'ultimo ventennio. Infatti, da circa 2 anni stiamo lavorando in collaborazione con l'associazione A.N.D. (Azzardo e Nuove Dipendenze) e i nostri portavoce Giovanni Endrizzi ( Senato) e Massimo ENRICO BARONI (Camera) che, coinvolgendo l'Amministrazione Comunale Albairatese, siamo riusciti ad ottenere un provvedimento che attua un abbassamento della TARI del 35% per quei esercizi commerciali che "NON OFFRONO" nessun tipo di Gioco D'Azzardo.

Giovedì 3 Dicembre, abbiamo preso parte al congresso organizzato da ALEA, presso l'Università di Milano-Bicocca 

                "SCENARI DEL GIOCO D’AZZARDO INDUSTRIALE DI MASSA" 
ESPERIENZE VERIFICABILI, RESPONSABILITÀ ATTIVE, PROPOSTE ISTITUZIONALI




Il gioco costituisce una dimensione molto importante nella nostra vita, sia durante la crescita, quale mezzo di conoscenza e socializzazione, sia nell'età adulta, quale valvola di sfogo nonchè stimolo per la fantasia. Appartiene dunque senza dubbio al dominio della "sanità", laddove invece l'incapacità di giocare da soli o con gli altri è un aspetto che merita attenzione.

Il termine "azzardo" deriva dall'arabo az-zahr, che significa "dado", una delle forme di gioco più semplici, già in uso presso gli Egiziani nel 3000 a.C. Diversi giochi d'azzardo sono stati riscontrati in tutte le culture fin dai tempi più antichi: ad esempio, oltre ai dadi, il gioco delle carte, le scommesse alle corse dei cavalli, la roulette.

E' bene distinguere tra forme di gioco d'azzardo "sane" ed altre invece "patologiche": come ha spiegato Daniela Capitanucci (Presidente onorario AND - azzardo e nuove dipendenze)
Le prime si riferiscono alla situazione in cui "chi gioca è consapevole delle reali possibilità/probabilità di vincita, vive un'esperienza gradevole in contesti a basso rischio e azzarda puntate sostenibili economicamente", mentre nelle seconde queste condizioni vengono meno, per lasciare spazio alla sovrastima delle proprie possibilità di vincita e all'elevazione delle puntate oltre la propria disponibilità.  



I confini tra gioco occasionale, abituale, problematico e patologico sono tanto sottili da ostacolare il pronto riconoscimento del pericolo che si instauri una vera e propria dipendenza. Accade così che il gioco d'azzardo possa diventare patologico.

In Italia, il gioco d'azzardo (gambling) è stato classificato quale attività illegale, ad eccezione dei casinò e di lotterie o concorsi direttamente gestiti dallo Stato; nel corso degli anni però, nel nostro Paese come all'estero, si è assistito ad una notevole espansione del gioco d'azzardo legalizzato, ad esempio con l'introduzione delle sale da Bingo o con la presenza di apparecchi elettronici nei bar e in altri locali pubblici.
Questa situazione è in costante espansione, data anche l'assenza di un preciso inquadramento legislativo.

Altra fonte di problematicità è il modo in cui i mass media affrontano un argomento così delicato. Quotidianamente veniamo raggiunti da numerosi messaggi pubblicitari accattivanti, che ci invitano a giocare per vincere facilmente, salvo poi ammonirci per GIOCARE RESPONSABILMENTE
Come sottolineato al convegno, l'uso del termine 'responsabile' "può significare sia la scelta informata che compie il giocatore rispetto al gioco, a conoscenza dei rischi connessi, sia subdolamente, può scaricare la responsabilità dei problemi di gioco sugli individui che lottano contro i loro impulsi (è a loro che spetta, dopo tutto, di giocare responsabilmente!)".
IN PRATICA SE NE LAVANO LE MANI A NORMA DI LEGGE!!!

Ora, un punto importante: NON CHIAMATELA "LUDOPATIA"!!!

La parola Ludopatia è formata da due parti: ludo- (dal latino ludum ‘gioco’), e -patìa(dal greco -pátheia ‘malattia, stato di sofferenza’). “QUESTO TERMINE LASCIA INTENDERE CHE LA DIPENDENZA SIA DAL GIOCO IN SENSO GENERICO. SE QUESTO FOSSE VERO, I NOSTRI FIGLI SAREBBERO IN PERICOLO COSTANTE"??? 
Ma non è cosi
Quindi non possiamo pensare che tutti i giochi creino una dipendenza, quest’ultima si riscontra esclusivamente su giochi a scommessa, di fortuna, dove viene investito del denaro. Non dimentichiamoci i meravigliosi giochi che avevamo da piccoli, ma non eravamo afflitti da Ludopatia, perchè nessun gioco che aiuta a crescere, a divertire e stare con la gente, ha mai creato danni alla famiglia, crisi economiche, separazioni, suicidi e furti. Definire con esattezza la dipendenza da gioco d’azzardo patologico è fondamentale per dividere due mondi completamente diversi: 
                 
 IL "GIOCO"(sano) e il "GIOCO D'AZZARDO"(patologico)

QUINDI SI È CERCATO UN TERMINE MENO "FUORVIANTE" E SICURAMENTE PIÙ INDICATO; AZZARDOPATIA O MEGLIO ANCORA, DEFINIAMOLO PER QUELLO CHE È: GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO (GAP)

                                                                                        M5S Albairate


......"Quindici anni fa, un gruppo di pionieri individuò un fenomeno emergente in Italia: il gioco d’azzardo che fuoriusciva, per la prima volta nella storia del Belpaese, dalle ristrette location di ippodromi, casinò, bische clandestine e botteghini del Lotto aperti il sabato. 
Fin dal dopoguerra, il consumo scommesse era rimasto invariato nei suoi numeri, molto contenuti. Alle soglie del nuovo secolo i giocatori si stavano mutando da “ambiente” in “popolazione”. Il gambling in Italia usciva dalla lunga stagnazione. Già, ma in che modo?Ancora una volta (come nel Novecento della rivoluzione industriale) spettava allo “Stato interventista in economia” propiziare il cambiamento, altrimenti quasi impossibile. 
Ci pensò il governo!!! Mentre si liquidavano l’IRI e gran parte delle Partecipazioni Statali (Telecom, Acciaierie, Banche, Alitalia, Autostrade...) il Ministero dell’Economia sostituiva l’economia reale (manifattura, servizi, comunicazioni, energia) con l’economia dell’alea. Doppio e triplo Lotto, Superenalotto e Gratta e Vinci, macchinette (420 mila) e totem, spor- telli di scommesse e “negozi di gioco”...
                                                                           Maurizio Fiasco (Presidente ALEA)